“Perché manifestare per 6 morti in un anno a Milano e non per le migliaia dovute all’inquinamento?”

Un pianeta vivibile per tutti, quindi il mantenimento dell’accordo di Parigi, richiede una rivoluzione su scala planetaria.

Meno pervasiva sarà la rivoluzione, più persone subiranno gli effetti peggiori del cambiamento climatico.

Questa enorme complessità comporta il fatto che i fronti della battaglia per il clima siano infiniti: sviluppo delle tecnologie pulite, lotta al fossile, transizione alimentare, urbanistica, culturale, economica, adattamento climatico … Ognuno di queste soluzioni è in grado di risolvere una frazione del problema, e maggiori saranno le sinergie tra queste, maggiore sarà il risultato. Non solo una somma di parti ma qualcosa di più, magari totalmente inatteso, sicuramente più resiliente.

Questa è una delle poche risposte che ho metabolizzato leggendo le fredde parole dei rapporti IPCC: la necessità di trovare sinergie e cooperazione, anche quando sembra impossibile.

Si capisce facilmente come sia però impossibile per noi seguire ogni battaglia, promuovere ogni proposta.

Recentemente siamo stati accusati di non aver supportato le manifestazioni contro la scellerata chiusura delle centrali nucleari tedesche, mentre siamo tra i promotori della manifestazione “Emergenza Milano” che si terrà Lunedì prossimo in piazza della Scala.

Nonostante crediamo che l’energia nucleare sia una delle svariate tecnologie pulite a disposizione, e che chiudere delle centrali anticipatamente sia un grosso favore alle emissioni di CO2 della Germania, non ne abbiamo parlato come non abbiamo parlato di infinite altre occasioni di protesta ecologista nella difesa del nostro pianeta.

Ci dispiace non poter essere un riferimento per tutte le battaglie, ci piacerebbe, ma non ne abbiamo le forze. Ci piacerebbe però che si smettesse di accusare ogni partecipante alla lotta, di essere impegnato su un fronte inutile, o addirittura controproducente. Solo perché dalla propria prospettiva non se ne percepisce l’importanza.

La forza oceanica delle prime manifestazioni per il clima era proprio lo spontaneo riconoscerci in qualcosa di più grande, e sono convinto sia necessario ritrovare (o conservare) quello spirito.

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